Le maioliche persiane in genere
appartengono alla categoria di ceramiche tecnicamente definite
a " pasta porosa".
I rivestimenti vetrosi che caratterizzano questi prodotti sono
conosciuti nell'Oriente antico, bizantino e islamico sin dal XII
secolo e si diffuse in Europa durante il XV secolo dalla Spagna
moresca. Il termine maiolica propriamente detto compare per la
prima volta nel 1454 e deriverebbe dall' isola di Maiorca (Baleari),
le cui navi trasportavano questi oggetti in terracotta da Malaga
a Valenza.
I decori delle maioliche persiane rimangono immutati ai giorni
nostri e propongono la vena artistica degli artigiani del luogo.
Essi esprimono in un sinuoso intreccio di colori i motivi di flora
e fauna e in alternativa la semplicità dei decori a pesce,
il tutto con l'utilizzo di colori minerali.
Le ceramiche decorate, sono rivestite, attraverso la scopa di
saggina, di un pigmento a base di zolfo, ossido d'argento e rame.
A questo segue la messa in cottura del manufatto in forno ad una
temperatura che varia da 800° a 1200°, regolata quest'
ultima dall'empirica esperienza dell'artigianato.
A circa 830° la miscela cosparsa nella ceramica comincia a
sciogliersi, dando inizio al processo di vetrificazione vero e
proprio.Ultimata questa fase, la maiolica, viene fatta raffreddare
nel forno per circa 24 ore. Questo faràsi che nella superficie
vetrosa si formino delle venature.
La fase successiva vede l'immersione del manufatto nel petrolio
grezzo per alcuni giorni. In tale periodo le fessure si inibiranno
dello stesso petrolio, donando al prodotto una patina di antichizzazione.
L'ultima fase prevede l'esposizione al sole per circa due mesi,
trascorsi i quali la maiolica verrà immersa in acqua e
sapone per liberarla dai residui grassi del petrolio.